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E' stato presentato a Catania il 15 luglio presso la Libreria Feltrinelli il libro “Il Canto del Mare”, scritto da Paola Tricomi, giovane ricercatrice universitaria, il cui ricavato verrà devoluto ai Centri Clinici NEMO.

Abbiamo intervistato l'autrice per farci raccontare qualcosa di più su un qualcosa che va al di la del semplice libro. Un progetto a tutti gli effetti, che ha visto anche il coinvolgimento di Carlo Cordua, noto pittore ed artista Napoletano di fama mondiale, che ha impreziosito le splendide pagine di Paola, con i suoi dipinti.

Paola, ci puoi raccontare di te e di come è iniziata la tua passione per la scrittura? 

Paola-TricomiSono una giovane donna di 28 anni che convive da sempre con la SMA di tipo II. Da Catania, dove sono nata, la SMA mi ha portata a viaggiare molto insieme ai miei genitori per cercare le cure migliori, perché potessi avere il miglior tenore di vita possibile. Confesso che non è stato sempre facile: ho conosciuto uomini e medici straordinari, ma anche tante difficoltà, considerando che nel 1991 a stento si conosceva il nome di questa patologia.

La mia vita però non è stata solo cure e ospedale, ma tanto altro, e tutto ciò che sono riuscita a fare deriva da quanto altri uomini hanno creduto nella cura e nel miglioramento delle mie condizioni. 

Fin da piccola la mia propensione è stata verso le arti. Adoravo in particolare suonare il piano. Quando a dieci anni cominciai ad avere delle difficoltà nel muovere il braccio sinistro, cercai la musica nelle parole e iniziai così a scrivere filastrocche e racconti. Leggevo moltissimo e amavo riprodurre storie. 

La mia vita è cambiata concretamente quando ho iniziato il liceo classico, dove io dico sempre di aver scoperto chi sono. La filosofia, la storia dell’arte, il greco, il mito, la letteratura e la poesia erano il mio mondo. Ho cominciato ad amare il dialogo fra le arti, anche quella contemporanea, e ad affinare lo stile poetico. 

Nel 2010 ho pubblicato il mio primo libro di poesie “Nel cuore”, traduzione molto arrangiata di En thumo in greco antico, al quale sono seguiti “Il nome del nulla” e “La voce a te donata”, nel 2012 e nel 2016.

Sono i miei anni universitari: ho frequentato lettere classiche a Catania prima e in contemporanea la Scuola Superiore di Catania. Sono stati anni bellissimi e intensi, dove mi sono scontrata anche con il dover combattere per l’accessibilità delle aule e per tutti i servizi di cui avevo bisogno. 

Nel 2016 mi laureo in Filologia classica e vinco un dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

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Quando il Centro Clinico NeMO entra nella tua vita?

Proprio ad inizio del mio dottorato a Pisa, a causa di una banale influenza, ho iniziato a stare molto male, maturando una dipendenza da ventilatore polmonare e non riuscendo più a nutrirmi. Il termine che uso quasi sempre per descrivere quel momento è “inabissata”. In un attimo mi sono inabissata. 

Il NeMO mi ha accolta aiutandomi a riprendere parzialmente il respiro spontaneo e a nutrirmi secondo il mio fabbisogno, attraverso la PEG (la Gastrostomia Endoscopica Percutanea per la nutrizione enterale). Ma oltre a curarmi dal punto di vista clinico, al Centro NeMO ho potuto prendere consapevolezza di come potevo gestire la mia nuova condizione attraverso gli ausili e gli strumenti giusti. 

NeMO mi ha aiutata a capire che potevo proseguire il mio cammino. Non è stato un percorso facile, ma insieme agli operatori l’ho compiuto. Ed è proprio in quel periodo, quando ho iniziato a sentirmi meglio, che ho scritto “Il canto del mare”: un racconto finalmente! Era nella mia mente da molto, ma ho atteso di attraversare un cammino importante per poterlo scrivere.

65661283_10216928250431696_79385022993268736_nHai deciso di dedicare questo tuo racconto, “Il canto del mare”, al Centro Clinico NeMO. Raccontaci. 

Ho maturato subito il desiderio di dedicarlo al NeMO. Credo che in una storia di destini e di possibilità di riscriverli ci siano molti degli incontri fatti tra le mura del Centro NeMO.

La mia non è una storia conclusa, ma una storia aperta. Sono consapevole che potranno esserci altri inabissamenti, ma sapere di avere un Centro in cui poter trovare delle persone di cui fidarsi, mi rincuora molto. Spero che questo racconto diventi un contributo concreto per sostenere la rete dei quattro Centri NeMO.

In questo percorso non facile, ho continuato il mio dottorato a distanza, tramite la videoconferenza, adempiendo a tutti gli obblighi didattici, e un mese fa ho finalmente fatto ritorno a Pisa dove, fra le altre cose, abbiamo presentato per la prima volta “Il canto del mare”.

Parliamo di progetti futuri. Cosa ti aspetti?

Preferisco farmi stupire dal presente, lasciandomi definire dalle esperienze e dalle persone che incontro.  Ciò che mi affascina è la vita stessa, in modo integrale, così come si presenta, con i suoi alti e bassi, con il buio da cui trapela la luce. Tra i miei prossimi obiettivi c’è lo studio del mondo indiano, della sua cultura e dei suoi misteri.   

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