IL BLOG DI #iosonoNeMO

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Caterina Conti, 34 anni. giovane dottoressa. malata di vita. ed instancabile ottimista.

E' uno degli Specialisti Pneumologi del Centro Clinico NeMO e si occupa, nello specifico, dei pazienti in ricovero.

Cresciuta con un amore smisurato per la lettura, appassionata dei grandi autori russi come Tolstoj e Dostoevskij, stregata dal complesso e profondo significato racchiuso ne “Il Maestro e Margherita” di Bulgakow, Caterina arriva al momento in cui deve scegliere quale percorso di studi intraprendere. Senza avere una chiara e precisa idea. Quasi per caso partecipa al test d’ingresso per accedere alla facoltà che le cambierà la vita: Medicina e Chirurgia. Seguendo la stessa curiosa casualità che la porta a sperimentare le opportunità, dopo la laurea inizia un tirocinio in Pneumologia, scoprendo così il campo che diventerà poi la sua passione e la sua professione.

A Caterina abbiamo chiesto cosa significa per lei essere medico e Pneumologo.

Avere la possibilità di attuare un compito importante e privilegiato, cioè quello di permettere alle persone di poter stare il meglio possibile, così da avere la forza per esprimere le proprie potenzialità al massimo, anche mentre convivono con una malattia. Credo che questo sia il motivo più importante che mi fa dire di essere medico. Essere Pneumologo, poi, significa lavorare alla base della qualità della vita: la capacità di respirare. Le problematiche possono essere di diverso tipo e gravità e le opportunità del paziente molteplici, ma un respiro sufficientemente buono, rappresenta la possibilità essenziale per realizzare al meglio il proprio potenziale. Il mio compito è prendermi cura delle qualità e delle caratteristiche del respiro di ogni paziente ospite al Centro Clinico NeMO.

E che cosa significa essere medico al Centro Clinico NeMO?

Lavorare a NeMO significa per me conoscere a fondo le diverse patologie neuromuscolari, nei diversi momenti del loro decorso, valutare quale è la necessità del paziente in quel momento e cosa lo può aiutare a respirare nel modo migliore possibile. A volte la difficoltà è far comprendere che qualunque presidio o terapia vengano suggeriti sono per il benessere e non per limitare o aumentare il carico di difficoltà quotidiane. Per esempio, far capire alla persona che le tecniche di ventilazione non invasiva rappresentano in quel momento la possibilità per lei di vivere al meglio e in modo più attivo, significa per me conquistarsi anche la sua fiducia e al tempo stesso permetterle di comprendere e conoscere a fondo la sua patologia.

Hai dunque una strategia precisa?

La mia strategia? Dedicare tempo e spazio al dialogo, al confronto, alle domande del paziente e della sua famiglia, così da renderli il più consapevoli possibile del proprio percorso.

La campagna 5x1000 di NeMo si chiama #malatidivita. E tu ti definisci un’instancabile ottimista. Perché?

Perché non posso fare a meno di esserlo, così come non possono farne a meno i miei colleghi e i nostri pazienti. Ottimista nel sapere sempre che lavorare su piccoli obiettivi di miglioramento e stabilità quotidiana, senza pensare al peggioramento, è un modo per far vincere sempre e comunque il paziente. Ottimista nel ricordare continuamente che oggi si guarisce da malattie che un tempo erano considerate mortali e che il futuro delle patologie neuromuscolari sarà di certo sempre più ricco di soluzioni. Ottimista nel vedere il valore e l’importanza di ogni intervento terapeutico, anche quando le cose diventano complicate.

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La dottoressa Conti ci racconta di tanti momenti legati ai suoi pazienti: uno su tutti è quello di un bimbo con due occhi azzurri e profondi, venuto da un paese straniero con una forma gravissima di atrofia muscolare spinale. Caterina ha seguito da subito quel piccolo eroe, aiutandolo ad affrontare le devastanti complicazioni di una malattia che ti toglie la forza di respirare. Lo ha visto lottare, lo ha sostenuto nei momenti più duri e rischiosi e ha guidato lui e la sua famiglia verso le piccole quotidiane vittorie che lo hanno portato finalmente fuori dall’ospedale, finalmente stabile, finalmente pronto a godersi il più possibile la sua vita di bimbo, sostenuto dal suo vitale respiro.

 

 

 

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