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Paolo, di Milano, classe '81 è il papà nato una seconda volta.

E proprio a Milano vive oggi insieme a Teresa, sua moglie, e ai loro figli. Quattro meravigliosi bimbi: Tecla di 8 anni, Agnese di 6 anni, Ambrogio di 4 anni e il piccolo Pietro di 1 anno. Oggi lavora a Milano e si occupa di finanziamenti alle imprese.

Un giorno di gennaio del 2013 Paolo comincia a sentire un malessere generale. Un formicolio a mani e piedi. Gli risulta sempre più difficile deglutire. Il giorno dopo, mentre riordina i giochi delle figlie, le gambe non reggono più.

Cade a terra. Viene così trasportato all’ospedale. Ed è proprio Paolo a ricordare così quel momento:

“Pensavo di trascorrere al massimo una notte in ospedale, non immaginavo che la situazione fosse così grave”

Alcuni controlli, invece, diagnosticano la sindrome di Guillain – Barrè.

Una neuropatia dei nervi periferici caratterizzata da debolezza muscolare e disturbi sensoriali progressivi. Paolo è ricoverato per venti giorni in neurologia. Successivamente per altri trenta in terapia intensiva. Tutto mentre la situazione peggiora drasticamente.

Infatti in poco tempo perde tutte le funzioni motorie. Quelle respiratorie si aggravavano, rendendo necessaria la tracheotomia.

“Solo il cervello funzionava come prima. Per il resto ero immobile nel letto. Per chiamare l’infermiere potevo solo schioccare la lingua. Questo perchè non ero in grado di formulare suoni più articolati”.

Durante il primo ricovero, Paolo è indirizzato al NeMO di Milano, un centro ad alta specializzazione per le patologie neuromuscolari. Una volta qui, Paolo comincia un percorso riabilitativo lungo cento giorni. Un percoso durante il quale dovrà ricominciare da capo:

“Ho imparato di nuovo a parlare, a scrivere. A compiere le normali azioni di ogni giorno come ad esempio usare la forchetta. Il personale del Centro NeMO di Milano mi ha accompagnato passo dopo passo. Un percorso impegnativo ma efficace, verso la mia risalita”.

 

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Durante il ricovero al Centro Clinico NEMO di Milano, Paolo ha conosciuto molti pazienti, che sono stati per lui un grande esempio:

“Gli altri pazienti ricoverati insieme a me e i loro familiari, con la loro forza e la loro dedizione commovente, sono stati per me un appoggio e con alcuni è nata una bella amicizia che continua anche fuori dal Centro Clinico NEMO”

racconta.

Il momento più difficile, ricorda Paolo, è stato quando “immobile sulla carrozzina e tutto storto”, era in attesa di vedere le figlie (Ambrogio e Pietro non erano ancora nati) per la prima volta dopo essere stato colpito dalla malattia:

“Ero molto in ansia ma le bambine appena mi hanno visto mi sono saltate in braccio e volevano che giocassi con loro. Ero sempre il loro papà, nonostante tutto”.

Paolo non ha mai mollato. Oggi dice di essersi ripreso del tutto: ha ricominciato a vivere a pieno fuori dall’ospedale. Ha avuto altri due figli, maschi; gli unici segni lasciati della malattia sono dei piccoli problemi alle dita dei piedi e un occhio più chiuso del normale.

Paolo ha avuto la forza di raccontare la sua storia in un libro, scritto durante le lunghe giornate di ricovero al Centro NEMO con il tablet, che gli era stato regalato per riabilitare l’uso delle dita. Il titolo del libro è E allora, alzati!:

“Un frase pronunciata da mia figlia, che un giorno, vedendomi immobile a letto, mi ha chiesto se fossi malato. Quando le ho risposto che stavo bene, per non farla preoccupare, mi ha esortato a rialzarmi”.

Alla domanda “perché ti senti un papà nato due volte” Paolo risponde:

“Perchè ho dovuto guardare i miei figli per capire cosa volesse dire ripartire da capo, imparando a mangiare, scrivere, i bisogni fisiologici, camminare, correre, saltare… una seconda possibilità. E’ stato come rinascere ma con la coscienza dei miei 32 anni, quanti ne avevo allora”.

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