IL BLOG DI #iosonoNeMO

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UN’INFATICABILE ENTUSIASTA

Amelia Conte, giovane neurologa del Centro Clinico NeMO di Roma si definisce entusiasta per carattere. Quando le abbiamo chiesto il motivo di questo entusiasmo ci risponde:

“Senza entusiasmo non si può fare questo lavoro. Se tu per primo non hai l’energia dell’entusiasmo non puoi affrontare le sfide di ogni giorno, sostenere il dolore mantenendo alta la speranza.”

Amelia, se dovessi raccontarti e condividere le ragioni del tuo essere medico, cosa risponderesti?

Sono un neurologo che da sempre si occupa di SLA e neuropatie, ma ci sono arrivata per caso. Quando mi sono trovata a dover decidere che specializzazione prendere mi sono fatta consigliare da una “collega” più grande e così ho incontrato Mario Sabatelli.

Così, casualmente, sono arrivata nel mondo della SLA e delle neuropatie. Con Mario ho fatto la tesi di laurea e di specializzazione ed ho iniziato a lavorare con lui. Il suo ottimismo, la sua umanità e la sua energia mi hanno talmente contagiata che non riuscirei ad immaginarmi nient’altro che questo ambito. Non mi sono mai pentita.

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Cosa significa essere un medico che si occupa di una malattia come la SLA al Centro Clinico NeMO?

Occuparsi di malattie neuromuscolari a così alto impatto assistenziale, come la SLA, significa essere un medico che ogni giorno accetta una sfida importante dal punto di vista professionale e personale. Una lotta da affrontare con la testa e con il cuore e, in NeMO, le possibilità di vincere questa sfida ci sono tutte. In NeMO ci sono tante forze che lavorano insieme ogni giorno: è la forza del team multidisciplinare che offre una visione molto più completa della malattia. E’ la forza delle squadra.

Come neurologo sono la prima ad incontrare la persona ammalata, confermare la diagnosi ed avviare il percorso di presa in carico che corrisponda alle esigenze di ogni singolo paziente. Il passo successivo è quello di coordinare l’intervento delle varie figure professionali. Ogni persona è unica e quindi il nostro intervento non può che essere fatto a sua misura.

La presa in carico di chi viene al nostro reparto, per una visita ambulatoriale o per un ricovero, è a 360° e prevede anche il sostegno alla famiglia, che non può e non deve essere lasciata sola, aiutandola negli aspetti emotivi, quelli pratici legati alla gestione del proprio caro e quelli legati all’attivazione dei servizi assistenziali sul territorio.

 

Da dove trai l’entusiasmo nello stare al fianco dei pazienti?

Dai pazienti stessi.
Se penso ai tanti momenti che vivo al fianco dei pazienti, sono molti quelli che mi vengono in mente e che mi ricordano che sono tutti dei lottatori straordinari. Sono tutti contagiosi “malati di vita”.
Cito due esempi su tutti, per far capire come la difficoltà del limite fisico va di pari passo con la voglia di condurre una vita piena.Stefano e Ubaldo, tifosi di calcio, vanno insieme allo stadio, pur tifando squadre diverse e, nonostante l’immobilità della malattia e la tracheotomia, non rinunciano a seguire la loro squadra del cuore. E poi mi mandano la foto di loro allo stadio.
La storia di Lucia parla invece di determinazione. Lucia è stata lungamente ricoverata al NeMO. Dopo aver superato le criticità legate alla patologia, il percorso più lungo e complicato è stato quello legato al suo rientro a casa.Lucia voleva rientrare nella sua bella Ponza, tra i suoi affetti e le sue cose, perché un’isolana non può rinunciare al suo mare. E la sua determinazione, insieme all’aiuto dell’equipe del NeMO, ha permesso che questo accadesse, nonostante le difficoltà di dover vivere su un’isola con una patologia ad alta complessità assistenziale come la sua.  Il nostro regalo più bello è stato quello di ricevere la foto di Lucia, elegantissima, mentre passeggia in sedia a rotelle sul lungomare della sua amata isola.
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