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Le imprese, si sa, sono sempre in cerca di aspetti innovativi su cui fare leva per costruire la propria strategia e avere successo: uno dei loro obiettivi è infatti quello di costruirsi una brand reputation forte e positiva, che porti non pochi vantaggi tanto a livello di immagine quanto, di rimando, su un piano più prettamente economico. 

Un discorso di questo tipo vale a maggior ragione quando si parla di collaborazioni tra imprese e no profit, specie sui temi della sostenibilità ambientale, sociale ed etica: in tale caso, infatti, l’atto esplicito di sposare una causa positiva per l’ambiente o per l’essere umano consente alle imprese di aggiungere valore alla propria mission aziendale, migliorando quindi la propria immagine agli occhi dei consumatori e, contemporaneamente, facendo del bene.

 

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Diversi tipi di collaborazione tra profit e no profit per migliorare la brand reputation

Ma perché questa alchimia dia i suoi frutti, è bene sapere che esistono diverse tipologie di collaborazioni tra imprese e no profit. Partiamo da quelle più immediate: facili da realizzare di grande impatto sono i regali aziendali a dipendenti, fornitori o clienti, con i quali vengono spesso finanziati progetti e attività. Ci sono poi le donazioni, che possono essere libere o che possono constare di beni e di servizi: in entrambi i casi esse rappresentano importanti fonti di sostegno alle onlus, che sono così in grado di raggiungere i propri obiettivi (e che, in alcuni casi, consentono alle aziende di accedere a importanti benefici ed agevolazioni fiscali).

Un altro tra i tipi di collaborazioni tra imprese e no profit è la partecipazione a eventi di sensibilizzazione sui temi di quest’ultima: campagne di comunicazione, raccolte fondi, sponsorizzazioni ed eventi mondani fanno parte di questa categoria. In altri casi, invece, le aziende possono sostenere i progetti attraverso il finanziamento parziale o totale dei costi di quest’ultimo, come lo stipendio dei professionisti o l’acquisto di materiali.

Vi sono, poi, collaborazioni di più ampio respiro che coinvolgono profit e no profit in progetti ampi e di largo spettro: parliamo delle partenership o del co-marketing, per esempio, attività che consentono di sviluppare progetti di promozione e comunicazione verso l’esterno. Si tratta, per l’azienda, di un’occasione per comunicare il proprio impegno sociale sposando la missione di una onlus. Come? Semplice: sostenendone attività e progetti in campagne di lunga durata per le quali, quindi, è in previsione un lavoro lungo e articolato che impegni entrambe le realtà in attività dal grande respiro.

 

Perché preferire le collaborazioni a medio-lungo termine

Si discute molto della possibilità di instaurare collaborazione tra profit e no profit di breve periodo piuttosto che lunghe. Di certo è bene fare attenzione: attività come il greenwashing, ossia pubblicizzare sporadiche iniziative “green” cercando di far passare le proprie attività economiche come più sostenibili di quanto siano, è assai controproducente. Con lei, anche la strategia di “talking Csr”, che prevede di dedicarsi a comunicare pratiche virtuose senza che queste siano seriamente inglobate nel business aziendale, rischia di fare passare in cattiva luce la brand reputation dell’impresa. Al contrario, adottare una strategia di “walking Csr” cercando di sviluppare modelli di business che siano attenti all’ambiente oltre che socialmente ed eticamente responsabili, risulterà un po’ più costoso nel breve periodo ma molto vantaggioso sul lungo termine, permettendo alle aziende di migliorare la propria reputazione nei confronti di stakeholder sempre più esigenti.

Gli esempi virtuosi di NeMO

Esempio virtuoso di questo approccio è quello rappresentato dal Centro Clinico NeMO che, nel tempo, ha dato vita a una serie di progetti che hanno implicato una o più collaborazioni con aziende. Uno di questi è #iColoridiNeMO, nato dalla collaborazione con We Make – up, azienda italiana con 50 anni di esperienza nella cosmetica. Il colore è lo strumento ideale per accompagnare ogni donna coinvolta nell’esperienza del prendersi cura di sé: può aiutare a rappresentarsi, a raccontare emozioni e vissuti. Vi partecipano donne tra i 15 e i 60 anni che vivono l’esperienza di una malattia neuromuscolare.

Un altro è NeMO-Message Banking, che con l’app NeMO-MY VOICE consente ai donatori di registrare una parola e farla entrare in una banca dati da usare in ogni momento. NeMO-Message Banking è un archivio che contiene intere frasi e messaggi di senso compiuto. Nasce dalla “Banca della Voce” che raccoglie e conserva la voce per sostituirla a quella elettronica del comunicatore.

ConFido: 4 zampe in corsia, nato da Mondovicino Outlet Village, in collaborazione con la Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus, è il primo progetto scientifico di Terapia Assistita con il cane in grado di dare benefici fisici e psicologici ai pazienti affetti da Sla e malattie neuromuscolari.

 

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