Il territorio, tra confini geografici e peculiarità “caratteriali”

In origine fu il genius loci, entità soprannaturale che costituiva il nume tutelare di un luogo o paesaggio e che, addirittura, divenne oggetto di culto della religione romana. Ma con l’andare del tempo (e con la contestuale evoluzione della lingua e dei costumi) tale definizione ha assunto un significato assai più sfaccettato e trasversale: oggi, infatti, esso indica l'insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, una città. Taluni, addirittura, sostengono che questo termine indichi il “carattere” di un luogo, strutturato sulla base delle opere, degli enti ma soprattutto delle persone che vi abitano.

Il carattere è determinato da come le cose sono, ed offre alla nostra indagine una base per lo studio dei fenomeni concreti della nostra vita quotidiana. Solo in questo modo possiamo afferrare completamente il Genius Loci, lo "spirito del luogo" che gli antichi riconobbero come quell' ‘opposto’ con cui l'uomo deve scendere a patti per acquisire la possibilità di abitare.
Christian Norberg-Schulz, “Genius Loci. Paesaggio Ambiente Architettura

Insomma, pensare che un territorio sia sinonimo di confini politici, asperità naturali o città non è sbagliato: è semplicemente riduttivo. Nonostante il lemma che compare sul dizionario della lingua italiana ci parli di una “porzione di spazio terrestre che viene identificata per le sue particolarità fisiche o naturali come le sue determinate forme oppure le grandezze delle terre emerse od anche le diversità biologiche, geologiche e gli elementi idrografici”, a ben vedere c’è di più. 

Basta infatti aguzzare la vista (o, semplicemente, calarsi nella propria realtà quotidiana) per riconoscere che un territorio è, oltre a una categoria geografica, anche un insieme di persone, gruppi ed entità che interagiscono tra di loro per mezzo di regole e codici condivisi. Loro peculiarità è quella di essere mossi da necessità, proposte, idee e attività che li caratterizzano, facendo così diventare quel territorio quasi un uniucum rispetto ad altri “territori” presenti in tutto il mondo.

L’importanza del territorio per le aziende

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Un discorso di questo tipo può essere assai interessante a livello accademico, come più spesso saggi di urbanistica, diritto e filosofia ci hanno insegnato. Indossando le lenti della psicologia, per esempio, scopriamo che per territorio si intende quel “luogo o porzione di terra in cui interagiscono le strutture sociali, le regole sociali ed i processi che uniscono (e separano) le persone non solo come individui ma come componenti di associazioni, gruppi ed istituzioni”.
 
Tuttavia, un’impostazione di questo tipo rappresenta un ottimo spunto di riflessione anche per quelle aziende che proprio sul territorio trovano la collocazione delle proprie infrastrutture, delle proprie risorse e del relativo business. Ma, prima di entrare nel merito della questione, è opportuno fare un passo indietro. Come evidenziano anche Claudio Baccarani e Gaetano M. Golinelli in “Per una rivisitazione delle relazioni tra impresa e territorio”, infatti, la tendenza delle imprese, specie nell’era della globalizzazione, è quella di colonizzare un territorio, ponendosi nei suoi confronti più come occupanti che come ospiti, più come detentori di un’unica verità che ricercatori appassionati.  
Come organizzare un progetto sul territorio?   Scoprilo nel case dell'evento "Risotto al Castello"

Eppure, non c’è niente di più redditizio che trattare il territorio per quello che è: una risorsa a cui prestare attenzione affinché si possa compiere una doppia crescita. Quella, cioè, contestuale di territorio e azienda, che giovi ad entrambe le realtà in gioco sotto molteplici punti di vista: di business, di valore e di di brand reputation da una parte, di posti di lavoro, di servizi e di crescita sociale dall’altra. Affinché si possa raggiungere questa condizione di parità, le aziende sono chiamate a lavorare su e con il territorio, stringendo con esso non solo un rapporto di fiducia ma anche collaborazioni utili per il benessere di entrambi: le azioni di marketing della prima dovranno dunque prestare attenzione alle peculiarità del secondo, mettendo in risalto le sue risorse e sanando le eventuali carenze che si sono andate a creare nel tempo. Un lavoro sul campo importante, dunque, che permette di riaccendere i riflettori sull’azione locale in un’ottica di pensiero globale teorizzato nella “glocalizzazione”.

Un esempio che meglio ci fa capire cosa voglia significare l’apporto di un’azienda sul (e per il) territorio è rappresentato dalla collaborazione con le scuole. Prendiamo, in Italia, il caso degli ITS, Istituti Tecnici Superiori che formano esperti in meccatronica, mobilità sostenibile, design, turismo e benessere: queste realtà scolastiche (95 in tutto lo Stivale) hanno bisogno delle aziende per fare fronte a tirocini, spazi e risorse economiche almeno quanto le aziende hanno bisogno di loro per eventuali assunzioni. Non è un caso che l’Its Tecnologie Industrie Creative risponda al fabbisogno dell’intero comparto ceramico nel modenese. Si tratta, dunque, di un terreno proficuo di scambio e collaborazione, di cui le aziende stanno piano piano prendendo coscienza: se nel 2015 erano 1000 quelle coinvolte in collaborazioni con gli istituti tecnici locali, oggi sono 1449 e, nella maggior parte dei casi (40%) si tratta di piccole e medie imprese.

 

Il ruolo del Terzo Settore nel rapporto tra aziende e territorio

 

Il ruolo del Terzo Settore nel rapporto tra aziende e territorioUn compito avvincente, insomma, quello che si prospetta alle aziende che hanno voglia di impegnarsi a capire le logiche, le peculiarità e le prospettive tipiche del territorio in cui producono. Ma, allo stesso tempo, un compito complesso, specie per quelle realtà che approcciano le comunità locali per la prima volta o che non dispongono di abbastanza risorse o sufficiente esperienza per creare la giusta strategia di avvicinamento al territorio e alle persone.

In questo caso un valido contributo può arrivare da quelle realtà del Terzo Settore che da sempre operano a stretto contatto con il territorio, conoscendone così le peculiarità e avendo già una rete strutturata di persone e contatti su cui poter contare. Non solo. Gli enti no profit, impegnati già da tempo in attività utili per le comunità locali, sono in grado di mettere a disposizione di un’azienda know how e personale specializzato, in grado cioè di affrontare certe tematiche in maniera strutturata, continuativa ma, soprattutto professionale. Puntare su queste realtà, dunque, può davvero tradursi in un’attività positiva a doppia direzione di marcia per aziende e territorio: basta che al centro vi sia un vero e proprio facilitatore che faccia da collegamento e da forza propulsiva (e rilevante in termini di crescita economica e occupazionale: secondo l’Agenzia per il Terzo Settore, infatti, si tratta di un mercato che arriva a sfiorare il 10% del Pil nazionale, e i 5 milioni di occupati).

Un discorso di questo tipo vale a maggior ragione per quelle aziende che hanno deciso di introdurre la RSI (Responsabilità Sociale d’Impresa) o CSR (Corporate Social Responsibility) tra le proprie politiche e scelte amministrative. In questo caso più che mai, infatti, il supporto (o, meglio, l’apporto) di una realtà no profit diventa indispensabile per capire che tipo di collaborazione stipulare per portare valore in azienda, tra i propri dipendenti e quadri, ma anche sul territorio, attraverso eventi o progetti a lunga durata. E, a proposito di progetti, non è un caso che in Italia siano tanti gli esempi di imprese che hanno optato per iniziative che coniugassero CSR e territorio: nella maggior parte dei casi, infatti, i risultati raggiunti sono stati ottimali da ambe le parti.

 

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Quali strumenti per comunicare il binomio aziende/territorio?

A fronte dei processi di de-territorializzazione senza ritorno indotti dalla globalizzazione economica e dal dominio crescente del ciberspazio, è tempo di atterrare, di tornare dalla piazza virtuale alla piazza reale.
Alberto Magnaghi, Il territorio come soggetto di sviluppo delle società locali

Di certo, come abbiamo visto finora, è fondamentale per le aziende riuscire a inquadrare un territorio non come un terreno da colonizzare con infrastrutture e organico ma come un luogo complesso in cui si intrecciano le storie delle persone. E, con loro, collaborare.

Tuttavia, la rete diventa uno strumento necessario qualora i limiti geografici non bastino più e si voglia fare conoscere la forza di un progetto anche al di fuori della comunità locale. In un’epoca in cui la connessione della rete sta sempre più accorciando le distanze (fisiche ma anche culturali) tra persone, popoli e intere nazioni, quella del www si configura come una forza imprescindibile per fare in modo che la comunità territoriale possa trasformarsi in community virtuale. La stessa che, composta da persone/utenti, condivide esperienze, risorse, proposte e, perché no, risposte, con altre community solo fisicamente distanti.

Ma, anche in questo caso, è bene prestare attenzione. L’azienda che voglia usare lo strumento della rete deve anche essere in grado di produrre contenuti che non solo raccontino al meglio la propria idea di relazione con il territorio ma che lo facciano anche utilizzando le più avanzate tecniche di narrazione, affinché il prodotto finito possa essere facilmente fruito dagli utenti. Tra queste spicca, per resa e godibilità, la tecnica dello storytelling: un metodo tanto antico quanto ancora in voga, che, tramite l’uso di una delle tecniche di comunicazione più tradizionali (quella della narrazione) racconta alla community tutti gli step di un progetto territoriale, dalla sua ideazione al suo impatto sulle persone. E quale bella, fruttuosa, prolungata e utile relazione può nascere da una collaborazione di questo tipo.

 

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