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Negli ultimi anni l'attuazione e lo sviluppo del tema della co-produzione tra il settore pubblico e quello privato (con particolare interesse per il Terzo Settore) è diventato un argomento sul quale l’Italia sta impiegando risorse ed energie, con l’obiettivo di sviluppare nuove forme e soluzioni nei più diversi ambiti applicativi. Ma cosa si intende, con precisione, per co-produzione?

Come spiega il Professor Lucio Argano, docente di Organizzazione delle Aziende di Spettacolo e di Comunicazione all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, tale termine identifica “una relazione, formalizzata in un accordo, finalizzata alla realizzazione di un progetto, fra due o più soggetti, in modo paritetico o differenziato, che concorrono con apporti diversi, possono condividerne i rischi, e possono o meno riceverne benefici”. Tale relazione può trovare applicazione nel rapporto tra il settore pubblico e quello privato della società civile, prendendo così anche il nome di partnership.

 

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Il ruolo del Terzo Settore nella co-produzione

La formula del parternariato rappresenta quindi una soluzione necessaria e innovativa che consente al privato di affiancare il pubblico nell'erogazione di servizi. Se si tratta di Enti che si occupano della cura di persone affette da malattie, poi, tale assetto diventa vitale per tutte le realtà coinvolte: le risorse, il know how e l’esperienza delle no profit vengono infatti integrati nella mission e nelle competenze delle realtà pubbliche, in un vero e proprio scambio che ha come obiettivo quello di garantire un’assistenza ad alta specializzazione incentrata sul paziente.

Quest'ultimo e le sue necessità sono il cardine di tutto. Solo in questo modo si attua quella che viene definita “sussidiarietà orizzontale”, ossia quel “processo in cui chi è più vicino al bisogno presenta le proprie istanze in termini di soluzioni di servizio, assumendosi la responsabilità del rischio imprenditoriale connesso”.

L’apporto di NeMO nella ricerca dell’Università Bocconi di Milano

NeMO è centro clinico ad alta specializzazione che, con approccio omni-service, è stato pensato per rispondere in modo specifico alle necessità di pazienti affetti da malattie neuromuscolari (siano essi adulti o in età pediatrica) come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), le distrofie muscolari e l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA). Non è un caso che la sua storia sia stata al centro della ricerca “L’esperienza di NeMO. Un modello di servizio di eccellenza ispirato ai principi della co-produzione”, condotta a partire dal 2015 dalla Government, Health and not for profit Division della SDA Bocconi School of Management.

La ricerca ha messo in luce l'esistenza di un vero e proprio “sistema NeMO”, un modello di eccellenza analizzato attraverso due delle quattro sedi della rete dei Centri NeMO, Milano e Messina, con la capacità di integrarsi nelle aziende ospedaliere in cui i centri trovano dimora e avviare partnership con il sistema sanitario regionale, fino all'attivazione della convenzione e l’avvio delle attività.

A oggi, come si legge nella ricerca, “Il modello organizzativo dei Centri NeMO presenta una struttura molto agile, centrata sulla componente professionale e assistenziale, proprio nella logica omni-service”.

Il modello assistenziale e l’assetto organizzativo di NeMO

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“L’espansione dei centri non ha comportato negli anni un appesantimento della struttura amministrativa di supporto e gestione, che risulta centralizzata nella sede di Milano”, si legge ancora, mentre le politiche di formazione del personale seguono una logica interorganizzativa tipica dell’approccio omni-service, con “formazione in ingresso, attività di aggiornamento su procedure comuni, fino a forme di job-rotation o identificazione di ruoli intercentro”.

Non solo. Grazie alla crescente attività di ricerca, formazione e didattica che quotidianamente vi si svolge, NeMO è oggi riconosciuto anche come centro clinico di eccellenza ed expertise che collabora a stretto contatto con le Università: “sia NeMO Milano che NeMO Sud sono infatti poli universitari di ricerca e formazione clinica attraverso convenzioni con le rispettive Università locali". L’analisi infine ha portato in evidenza oltre 30 progetti di ricerca clinico-terapeutica e sanitaria condotti presso i centri NeMO nel periodo 2012-2015, sia come principal investigator che in collaborazione a sperimentazioni multicentriche”. Numeri, questi, che rendono il Centro Clinico NeMO non solo un’eccellenza per i pazienti ma anche per la comunità scientifica. E, quindi, unico nel suo genere.

I benefici di tale approccio

Quello appena illustrato si rivela essere un approccio necessario nell'ottica dell’erogazione di servizi a favore di persone con patologie croniche ad alta complessità e proficuo per l'intera società civile. I risultati così ottenuti vanno dunque in una duplice direzione: da una parte, il miglioramento della cura e della qualità dell’assistenza, mentre dall'altra una vera e propria efficienza economica delle realtà coinvolte.

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